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Santa Lucia, i tecnici del Comune a caccia di abusi vicino ai fossi

E’ pronta nuovamente ad esplodere la vicenda dei fossi e degli abusi edilizi a Santa Lucia. Dopo l’esposto del Consorzio di Bonifica del Tevere, lunedì 18 febbraio i tecnici del comune di Fonte Nuova hanno iniziato un’attività di rilievi fotografici e misurazioni lungo tutta la via Palombarese, nel tratto adiacente la Marana, da Capaldino a venire giù fino al confine con Guidonia Montecelio.

Al momento è difficile prevedere cosa possa comportare questa serie di controlli, ma si potrebbe arrivare addirittura al sequestro e all’ordinanza di demolizione per tutti quei manufatti ritenuti abusivi, perché non rispettano le distanze previste dal corso d’acqua.

I controlli nascono dopo l’esposto del Consorzio che ha segnalato che lungo le pertinenze di via Palombarese ci sono abusi di ogni genere: capannoni, muri, recinzioni, stalle, abitazioni e persino un campo sportivo.

Nei giorni scorsi il Consorzio di Bonifica ha spiegato che non avrebbe comunque potuto pulire a causa dell’esistenza di questi manufatti abusivi in prossimità del fosso. Il Dipartimento del Demanio ha scritto al comune di Fonte Nuova specificando che non hanno mai autorizzato costruzioni nella fascia di rispetto.

In questa prima fase il Comune accerterà le opere e i danni fatti dai privati. Il limite di costruzione dal fosso è inderogabile per una distanza fino ai 4 metri, mentre ci può essere un margine di tolleranza fino ai 10 metri.

Da subito potrebbero arrivare le ordinanze di demolizione per i manufatti abusivi, mentre in un secondo momento, dopo i rilievi, ci sarà un incontro tra il comune di Fonte Nuova e il Consorzio di Bonifica del Tevere per verificare cosa si può fare nelle varie situazioni. In particolare ci sarà da verificare situazioni come il campo sportivo, che a occhio non rispetta la fascia di rispetto.

Insomma ormai la situazione sembra arrivata a un punto di non ritorno. Vale la pena ricordare che tutto nasce a ottobre del 2011, quando un’alluvione ha fatto straripare il fosso e allagato strade, case e garage. Dopo varie richieste di intervento, i residenti hanno raccolto dei soldi e presentato un esposto presso la Procura di Tivoli. I capi di imputazione sono il 449 e 450 del codice penale, ossia delitti colposi di danni e di pericolo, previsto per chi cagiona un disastro come un incendio o un allagamento ed è punibile da uno a 5 anni. Il pm Stefania Stefanìa ha aperto un fascicolo e delegato la polizia locale di effettuare sopralluoghi e relazioni tecniche. Altre relazioni da parte del comune di Fonte Nuova sono state elaborate dai settori Ambiente e Urbanistica. Una delle poche certezze finora è che tra ciò che risulta agli atti del Comune e quella che è la realtà delle cose, c’è una bella differenza. Muretti, costruzioni, tutto sembra diverso tra le carte in possesso del comune di Fonte Nuova e ciò che si può vedere facendo una semplice passeggiata in via Lago Maggiore.

Il 9 gennaio la Procura di Tivoli ha disposto l’archiviazione della denuncia presentata dai residenti, che però hanno fatto opposizione.

Ma ora è il comune di Fonte Nuova che vuole andare in fondo e capire chi ha costruito sopra la condotta del fosso che raccoglie l’acqua piovana che proviene dal fosso di Monte Gentile. La maggior parte delle abitazioni sono state fatte all’inizio degli anni 90, ma i reati non sono condonabili.

Ad innescare i controlli di questi giorni, è stato l’esposto del Consorzio di Bonifica del Tevere che si è messo in moto quando alcuni residenti hanno visto le loro case allagarsi e iniziato a denunciare per la mancata pulizia dei fossi. Ecco allora che è iniziata una sorta di caccia ai responsabili, tra comune di Fonte Nuova, quello di Guidonia Montecelio, la Provincia di Roma, il Consorzio e i cosiddetti “frontisti”, quelli che abitano nei pressi dei fossi. Chi deve pulire? Chi deve sorvegliare? Chi ha costruito infrangendo le regole? Ormai c’è un clima di tutti contro tutti e l’intervento di questi giorni servirà appunto a fare chiarezza e ripristinare la legalità.

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