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Don Vito Gomelino si presenta ai parrocchiani

«Proverò a dare continuità all’azione di chi mi ha preceduto». E’ iniziata ufficialmente sabato 22 settembre 2012 l’attività del nuovo parroco di Tor Lupara don Vito Gomelino. La cerimonia pomeridiana presieduta dal vescovo della diocesi Sabina Poggio Mirteto Ernesto Mandara è stata l’occasione per presentarsi ai parrocchiani che già lo vedono dal 3 settembre, giorno in cui ha iniziato ad abitare a Gesù Maestro.don vito
Il turn over in parrocchia non finisce qui, perché a fine gennaio partirà don Federico che è l’attuale viceparroco ed è a Tor Lupara da 9 anni.
Nato a Cretone, frazione di Palombara Sabina, 40 anni fa, Vito Gomelino è figlio di un falegname e dunque di famiglia molto conosciuta in paese. E’ entrato in seminario giovanissimo quando frequentava ancora la prima media. La sua “carriera” si intreccia con quella di don Paolo Gilardi, che appunto lo ha preceduto a Tor Lupara. 
Anche lui infatti è di Palombara Sabina e le loro famiglie si conoscevano bene. Sono entrati in seminario lo stesso anno. Don Vito faceva la prima media e frequentava il “San Valentino” a Poggio Mirteto, don Paolo stava ad Anagni al seminario regionale, ma veniva a Poggio Mirteto nei fine settimana.
Poi anche don Vito è passato al seminario di Anagni ed è diventato per un anno viceparroco a Magliano Sabina dal 1998 al 1999. Successivamente è diventato parroco a Torricella in Sabina, prima alla parrocchia si San Giovanni Battista, poi anche in quella di San Lorenzo Martire dal 2001. Un bel salto, passare a Gesù Maestro con i 23 mila cittadini residenti a Tor Lupara.
Com’è stato questo passaggio?
Don Paolo e il vescovo mi hanno detto che ho le capacità per svolgere questo ruolo, ma io devo ancora abituarmi e non so ancora se sarò all’altezza. Mi sento come Papa Giovanni Primo, perché arrivò dopo due figure molto importanti e carismatiche. Don Lino lo conosco da quando da ragazzi venivamo a organizzare i pranzi della Caritas insieme al parroco originario di Tor Lupara don Luigi De Angelis. E’ stato un grande pastore e ha iniziato un percorso che poi don Paolo è stato bravo a portare avanti con una scienza pastorale enorme. Lui ha tirato su un vero e proprio “impero” di persone e di strutture. Fino a poco tempo fa io stavo in montagna, adesso qui ci sono altri tre preti, personale vario, gruppi parrocchiali, c’è l’oratorio. A Tor Lupara mi sembra quasi che non esistano giorno e notte, rispetto alla quiete cui ero abituato.
In cosa consiste il suo progetto per Tor Lupara?
Di portare avanti il loro operato, in continuità. Il messaggio pastorale si basa su tre pilastri fondamentali: l’evangelizzazione e la catechesi; le messe e i sacramenti; la carità. Il progetto che ho annunciato sabato scorso è quello di vivere il Vangelo secondo queste tre caratteristiche.
Da un primo contatto con i parrocchiani, quali esigenze le sembra che abbiano maggiormente?
A livello spirituale e umano, molti chiedono solo di essere ascoltati. Segno che ormai si sta perdendo questa capacità. Ma sono rimasto colpito anche da quanti vengono a chiedere l’elemosina. Anche famiglie normali che in questo periodo hanno problemi con il lavoro. Noi proviamo ad aiutarli tramite la Caritas con il pacco viveri.
La crisi unisce o disgrega le famiglie?
Quello della disgregazione famigliare credo sia un problema importante, ma che vada visto oltre l’ottica della crisi economica.

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