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Adriano Sperandio, pugni da campione italiano

E’ tornato a casa con il titolo di campione italiano, il pugile mentanese Adriano Sperandio. Venticinque anni, figlio d’arte, gareggia per l’Asd Energym Sperandio Boxe. Alle finali nazionali del 16 e 17 dicembre scorsi a Roma ha battuto in finale Gianluca Rosciglione dell’Esercito. Qualche giorno prima si era confermato campione regionale a Sermoneta.adriano sperandio1
Una carriera costellata da vittorie, ma anche tanti infortuni. Infatti se il pugile dilettante non è ancora arrivato alle Olimpiadi è solo per colpa di problemi che ha avuto alla spalla, una pancreatite e altro. Quando le condizioni di salute sono buone come ora, però, il giovane ha dimostrato di non avere rivali nella sua categoria: i mediomassimi 81 chilogrammi.
Finora ha disputato 95 match di cui 30 internazionali, è stato campione italiano nelle giovanili e ha partecipato anche ai mondiali. E’ un ragazzo molto pacato, una sorta di anti-divo, ben lontano dai pugili spacconi che si è abituati a vedere in televisione. Nel tempo libero gli piace andare a pesca o caccia. Ad allenarlo il padre Paolo, 59 anni, ex pugile categoria superleggeri che ha allenato un po’ tutti i giovani pugili della zona, oltre al secondo tecnico Marco Travascio. In questi anni la palestra sta sfornando campioncini di tutte le età – il più giovane ha 11 anni, ma potrà iniziare a combattere solo a 13 – e anche donne.
Adriano, quanto sono state dure le finali nazionali?
Sono stato un po’ sfortunato perché ho combattuto con atleti provenienti dai vari gruppi sportivi militari che sono i più qualificati. Comunque alla fine è andata molto bene.
Finalmente il titolo italiano. Cosa ti senti di avere in più oggi come atleta rispetto a prima?
La forma fisica. Purtroppo negli ultimi quattro anni ha avuto un infortunio dietro l’altro. Adesso sto bene fisicamente e quindi anche di testa. Non so se ho perfezionato la mia tecnica, forse ho acquisito un po’ più di esperienza.
Quante ore al giorno ti alleni e quanti sacrifici devi fare per tenerti in forma?
La mattina faccio un’ora di seduta atletica, poi il pomeriggio nuovo allenamento in palestra con due ore e mezza di tecnica. La mia alimentazione si basa sulla tipica dieta mediterranea: pasta a pranzo, carne e verdura la sera. Cerco di evitare dolci, alcol e coca cola.
Cosa ti “concederai” per il Natale?
Più che per i dolci, io vado pazzo per la pasta. Quindi credo che abbonerò con quella, magari con un po’ più di condimento del solito.
Dopo tanti anni, ancora oggi sei allenato da tuo padre. Qual è il consiglio più importante che ti ha dato?
Di stare attento a prendere meno cazzotti possibile. Prima la difesa, poi l’offesa.
Chi sono i giovani che si avvicinano a questo sport? Tu quali consigli dai a loro?
Lo stesso che ha dato mio padre a me. Devo dire che è uno sport che aiuta a disciplinare il carattere. Ho visto ragazzi entrare in palestra perché volevano menare e sembravano un po’ “malandrini” e poi hanno imparato il rispetto dell’avversario e cambiato in meglio il proprio carattere. Gli altri dopo un po’ lasciano. E’ importante trasformare l’energia e la carica in qualcosa di positivo.
Qual è il tuo campione preferito?
Sugar Ray Leonard. Ho visto molti suoi incontri anche su Internet e gli visto fare cose dal punto di vista tecnico che non hanno uguali. Ci sono stati pugili molto potenti, ma come tecnica era imbattibile. Mi piaceva anche come personaggio, sempre tranquillo, mai sbruffone e vestito in giacca e cravatta quando andava a vedere i match degli avversari. Alcuni amici mi chiamano “Ray” conoscendo la mia passione e ho scritto quel nome anche sui guantoni.
Quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti sul ring?
I miei pregi la velocità e il colpo d’occhio, ma soprattutto la tecnica.
Alle finali di Roma ti sei trovato a contatto con pugili come Cammarelle, oro Olimpico. Cosa hai provato? Cosa gli invidi?
Devo dire che lui e Clemente Russo li conosco da un po’ perché li incontro nei ritiri della nazionale. Cammarelle ha una velocità rara per un supermassimo, è un vero atleta e un carattere pacato.
Clemente Russo, che dopo le esperienze televisive è tornato a gareggiare alle Olimpiadi?
Io ho un carattere diverso, ma lui ha dimostrato di aver gestito bene la sua immagine e poi quando è tornato a fare l’atleta ha vinto.
Adesso quali sono i tuoi obiettivi?
Dopo essere diventato campione italiano mi rendo conto che sono a un bivio come pugile: o passo al professionismo o continuo questo percorso fino alle Olimpiadi di Rio del 2016. La strada è lunga, ma so che posso combattere anche fino a 34 anni. La prossima estate ci saranno Europei e Mondiali. Intanto spero di essere preso da qualche corpo militare che mi permetta di allenarmi a tempo pieno e guardare con ottimismo al futuro.

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