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Sergio Criminisi, disegni da “Verdetto Finale”

Ha iniziato nei villaggi turistici e ormai è diventato un volto noto del piccolo schermo. Sergio Creminisi, 36 anni, è un famoso vignettista, nato ad Agrigento e residente a Mentana da otto anni. Lavora nella trasmissione di Rai 1 “Verdetto finale”, condotta da Veronica Maya, dove si affronta una causa giudiziaria di tipo civile, che ricorda un po’ “Forum”. La differenza tra le due trasmissioni sta nella formula “all’americana” di Verdetto Finale in cui è prevista una giuria popolare, anziché un giudice unico.

Sergio Criminisi

Sergio Criminisi

E proprio come avviene nei processi americani, dove l’uso delle telecamere e delle macchine fotografiche è vietato, c’è qualcuno che disegna i protagonisti ed è proprio Sergio. Essendo un vignettista, però, ci mette del suo e fa emergere la storia, spesso con i suo i contorni più ironici e divertenti. 
Sergio Criminisi, nonostante la giovane età ha una lunga e mirabolante storia di vita. Oltre alla trasmissione che gli ha dato la celebrità, insegna educazione artistica nell’istituto comprensivo Alberto Manzi di Villalba. Nel tempo libero si diletta nella pesca, la sua più grande passione e non è difficile incontrarlo al laghetto dello Sporting Life.
Sergio, quando hai iniziato a disegnare?
A un anno. Non facevo scarabocchi come tutti i bambini, ma disegni con geometrie già definite. Quando hai una passione e un dono della natura poi è facile crescere disegnando dalla mattina alla sera.
Quali studi hai fatto?
Diploma di Ragioneria, poi laurea in Decorazione con specializzazione Scenografia e diploma di laurea in fumetto umoristico presa a Milano. Ma il “pezzo di carta” non mi ha mai interessato molto.
Quando il disegno è diventato un lavoro?
Quando avevo 18 anni facevo lo scenografo nei villaggi turistici. Ho girato tutta Italia, sono stato in Tunisia, dove per realizzare le scenografie per gli spettacoli prendevo il materiale buttato nei secchi della spazzatura. Ho fatto di tutto, ma l’occasione della vita è arrivata grazie a Michele Guardì.
Come lo hai conosciuto?
Veramente lo ha conosciuto mia madre. Era il 2004. Lui è di Agrigento come noi e un’estate mia madre lo ha riconosciuto in spiaggia e lo ha fermato per parlargli di me. Deve aver insistito talmente tanto che lui ha deciso di darmi un’opportunità. Così sono andato a fare un provino, ma lui inizialmente mi ha scartato. Allora io gli ho detto “Va bene, ma prima di andare via vorrei farle un ritratto”. Gli ho fatto velocemente una vignetta e si è ricreduto. Mi ha detto che avrei fatto solo 4 puntate e poi basta.
Di quale trasmissione?
Era “Piazza Grande”, condotta da Fabio Frizzi. Poi sono piaciuto alla produzione e alle persone che lavoravano alla trasmissione e mi hanno continuato a chiamare per “Al posto tuo” con Paola Perego e da 5 anni a “Verdetto Finale”; fatta dagli stessi autori.
Vuoi spiegare qual è il tuo compito?
Ho l’incarico di realizzare in breve tempo una vignetta della situazione raccontata dai protagonisti. Un po’ come succede nei processi americani, ma in chiave più ironica. Sono vestito con la coppola e il gilet, da vero siciliano.
Hai girato l’Italia e il mondo, cosa rappresenta per te la Sicilia?
Per me è tutto. Quando vivevo a Milano mi prendevano in giro. Io aspettavo le vacanze di Natale per tornare da  mia madre e dai miei parenti in Sicilia. La famiglia e l’amicizia per me sono valori sacri. La sicilianità è una cosa che sento dentro ed è difficile da capire per chi non è di lì. Infatti anche la mia fidanzata e futura madre dei miei figli è siciliana. Tutte le altre storie con ragazze di altre parti d’Italia sono fallite.
Certo, non sono proprio il tipico siciliano, visto che sono alto quasi due metri e peso 110 chili.
Parliamo del tuo lavoro di insegnante. Per un personaggio come te è più facile o più difficile farti ascoltare dagli alunni?
Oggi come oggi è difficile per tutti gli insegnanti farsi ascoltare. Quando ero piccolo, se prendevo una nota o un ceffone, dovevo fare i conti con i miei genitori a casa. Adesso gliele danno tutte vinte e pensano solo alla playstation. A 12 anni vogliono fare le veline o i calciatori ed è difficile farli concentrare e trasmettergli motivazioni per studiare.
Io quando ho iniziato sono arrivato in classe e ho iniziato la mia bella lezione teorica sulla storia dell’arte, ma non funzionava. Così sono andato alla lavagna, ho disegnato un bel fumetto e ho catturato l’attenzione e il rispetto degli alunni. Adesso disegno e spiego la storia dell’arte, così restano tutti concentrati. Anzi, mi capita di sentire ragazzi che dicono ai vicini che parlano “Fai silenzio che non riesco a sentire”. Se non riesci a conquistare il loro rispetto, oggi gli studenti ti si mangiano.
Cosa ti piace di più del mondo della televisione?
La televisione ti dà subito la celebrità. Quando ho registrato la mia prima puntata, sono tornato nel camerino, ho riacceso il telefono e avevo 72 messaggi. Adesso mi fermano per strada e mi chiedono l’autografo. Non nego che è un riscatto sociale per un ragazzo come me che ha fatto di tutto nella vita e che viene da Agrigento. Però la vedo come una cosa aleatoria, che oggi c’è e domani chissà. Ci sono anche tanti aspetti che non mi piacciono perché sembra tutto finto e programmato in tv.
Meglio la scuola?
Sinceramente se diventassi professore di ruolo stapperei una bottiglia di champagne. Insegnare mi dà una grande soddisfazione. Tramandare la conoscenza è uno degli scopi della vita di un uomo e non vedo l’ora di poterlo fare con un figlio. Ovviamente senza imposizioni.
Qual è la tua dote più grande come disegnatore?
Che riesco a disegnare qualsiasi cosa in pochi secondi. Poi so fare e ho fatto di tutto: vetrate artistiche, sculture, intaglio legno, pittura a olio, decoro, tshirt, aerografie.
Il disegno più bello?
Non saprei dire. Di sicuro sono affezionato a un murales che ho fatto a Lampedusa. Un’estate sono partito con 30 mila lire e dieci magliette bianche. Volevo fare una settimana di vacanza pagandomi le spese con il lavoro. La prima sera ho iniziato a fare magliette con i ritratti dei turisti, poi due signori che gestivano una pescheria mi hanno chiesto di fare un murales davanti alla loro attività. Io ho iniziato a disegnare pesci con in mezzo la scritta della loro attività. I pesci sono la mia passione e ne ho disegnati tutti i tipi. Dopo pochi minuti, mi giro e c’era una folla dietro di me che mi faceva le richieste “Facce u pulpu”. E io facevo il polpo. Sono andato avanti fino a riempire il muro. Da quella sera sono diventato una star a Lampedusa e sono rimasto per tre mesi. Ho fatto un sacco di soldi. Era proprio quello che sognavo di fare e ogni tanto ci ripenso a che bella vita era quella, con il mare, il lavoro che mi piace e tanta tranquillità.
I tuoi disegnatori preferiti?
Da ragazzo avevo il diario di Iacovitti. E’ sicuramente uno dei miei preferiti, poi mi piaceva Silver per come colorava.
Il disegno che avresti voluto fare e non hai mai fatto?
Un ritratto di Papa Giovanni Paolo Secondo e il ritratto dei miei nonni che non ci sono più.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro di disegnatore?
Mi piace regalare sorrisi e intrattenermi con la gente. Io non mi tiro mai indietro. Una volta stavo a cena in un ristorante e delle persone che festeggiavano un compleanno mi riconoscono, ma alcuni dicevano che non ero io… Allora mi sono messo a fare un ritratto della signora anziana che festeggiava e lei mi ha detto “Non si lui, si più bravo di Criminisi”.
Come sei arrivato a Mentana?
Ci era venuto ad abitare mio padre e io lo venivo a trovare ogni volta che con gli aerei facevo scalo a Roma. Poi dopo l’occasione in Rai mi sono trasferito qui con lui e viviamo ancora insieme.
Disegni ispirati a Mentana?
Mentana ha un borgo bellissimo, con tanti scorci da disegnare. Io però ho fatto due disegni sulle strade piene di buche, uno con il Diavolo che usciva da una di queste e diceva “Arrivano fino da me” e un altro con Manolo, il freeclimber che si arrampicava e veniva su da un’altra buca. Poi ho fatto un disegno durante la festa dei Nomentani che hanno organizzato il motoraduno. Visto anche che le Harley Davidson sono un’altra mia passione, su una moto ho disegnato Garibaldi con un fucile da cui usciva un fiore.
Cosa manca a Mentana?
Tante cose. Ho apprezzato i murales che sono stati fatti in memoria di Tromh, che tra l’altro era un grande amico. Si potrebbe sistemare l’ex cinema, mi piacerebbe organizzare dei corsi di fumetto per ragazzi. Si potrebbero fare tante cose se ci fosse la volontà.

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1 commento

  1. giuseppe ha detto:

    Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog trai preferiti.

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