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Il ricordo di Gianni Musy, doppiatore, aveva progettato la fontana di piazza Dalla Chiesa

Per i più giovani era la voce di Gandalf del Signore degli Anelli, per i più grandi era il protagonista di “Freccia nera”. Si è spento il 7 ottobre 2011 a 80 anni Gianni Musy, gmusyun artista a trecentosessanta gradi che era amato in città anche perché non disdegnava di partecipare alle feste di paese e soffermarsi a parlare con tutti. Era anche uno scultore e qualche anno fa aveva disegnato la statua a mappamondo che sta al centro di piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa. Rappresenta le quattro razze dell’umanità che sostengono il mondo del III millennio. In basso c’è infatti la scritta “Alle generazioni del terzo millennio è affidata la salute di questo nostro unico mondo”. 
I funerali sono stati celebrati sabato 8 ottobre nella chiesa di Mentana, dove poi è stata tumulata la salma.
Gianni Musy era arrivato in via delle Molette a Casali nel 1969, come tanti altri artisti famosi che si sono trasferiti nella panoramicissima strada che collega la Palombarese con Mentana, anche per la vicinanza degli studi della Dear. Era stato Franco Migliacci a fargli conoscere il territorio. L’autore di “Nel blu dipinto di blu”.
Proprio il suo arrivo a Mentana alla fine degli anni 60, aveva coinciso con il suo momento di maggiore popolarità. Quella arrivata grazie al piccolo schermo, anche se poi la maggior parte degli anni Musy l’aveva passata a doppiare. Nella “Freccia nera”, il celebre romanzo di Stevenson, aveva interpretato “Lawless”, il “Senzalegge”. Un personaggio che amava. «Un contestatore, un ladro che ha una grotta sotto l’albero dove nasconde il vino e l’oro che ruba – aveva spiegato – Poi però diventa amico del protagonista e lo salva, ma poi lo arrestano. Molte delle parti più belle della storia ruotano attorno a lui». Invece di recente aveva avuto modo di criticare la nuova versione andata in onda cinque anni fa su Canale 5 e interpretata da Riccardo Scamarcio e Martina Stella. Una versione dove, tra l’altro, non c’era il suo personaggio.
Impossibile ripercorrere sessant’anni di carriera dall’Amleto a De Filippo, tra teatro, cinema, televisione, doppiaggio e sculture.
In un’intervista rilasciata a Tiburno nel 2006 era stato lui stesso a raccontare come aveva iniziato la carriera artistica. «Quando avevo 15 anni e mezzo mi divertivo a disegnare fumetti e manifesti – aveva spiegato – e una volta mi capitò di recapitare un lavoro al capo ufficio stampa della Lux Film che mi guardò e mi disse che Zampa cercava uno per il ruolo di figlio della Magnani in “L’onorevole Angelina”. E così iniziò tutto. In realtà sono un figlio d’arte. Infatti fu mio padre il primo artista della famiglia. Suo padre, mio nonno, era un alto magistrato, presidente della Corte di Cassazione. Quando gli disse che voleva dedicarsi all’arte, gli rispose che non gli permetteva di infangare il nome Musy facendo teatro. E lui si scelse il nome d’arte Enrico Glori. Era un attore di spicco del cinema italiano autarchico, interpretava sempre il ruolo di mascalzone. Era un napoletano di origini francesi. Mia madre invece fiorentina doc e recitava anche lei».
Su come era arrivato a Mentana. «Grazie all’amico Franco Migliacci che abitava già da queste parti – aveva raccontato ancora – avevamo lavorato insieme a teatro e condiviso la stanza d’albergo. Proprio dopo la Freccia Nera, avevo messo qualche soldo da parte e volevo comprarmi una casetta visto che ero quasi alla soglia dei 40 anni e stavo in affitto ai Parioli. Mi piaceva la campagna e insieme a Migliacci abbiamo trovato quest’occasione. Non mi sono mai pentito della scelta, anche se adesso Mentana è cambiata molto e quando sono arrivato si sentiva solo il rumore dei ciuchi che trainavano i carretti. Ora è pieno di tir. Per fortuna da questa parte il paesaggio è rimasto intatto e da qui vedo quasi tutto il Lazio. Quando mi siedo in giardino guardo verso il lago di Castelgandolfo e dico “Anche io mi sento come un Papa”».

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