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Emilio Colasanti, l’usciere se ne va in pensione

Dopo 35 anni di lavoro, se na va in pensione a fine anno Emilio Colasanti, storico usciere del comune di Fonte Nuova. Una vita passata a lavorare per il comune prima come bidello,

Emilio Colasanti

Emilio Colasanti

poi a consegnare posta e corrispondenza interna da un ufficio all’altro. Belle camminate, perché il comune di Fonte Nuova è diviso fra quattro sedi. Ma fiato e gambe al sessantenne non mancano davvero, perché passeggiare è una delle sue più grandi passioni, visto anche che non ha la patente. Ogni mattina dalle campagne di Tor Lupara, località Quarto Conca, si fa infatti venti minuti di camminata per arrivare alla sede di via Ariosto e altrettanti il pomeriggio per tornare a casa.
Emilio è di storica famiglia mentanese. Il padre, Giuseppe Colasanti, se ne è andato qualche anno fa ed era nato e vissuto a Mentana. La madre Rita Rossi, con cui Emilio ancora oggi abita, è di una famiglia storica di Tor Lupara, composta da 9 tra fratelli e sorelle, arrivati da Falerone nelle Marche nel dopoguerra.
Emilio, contento o dispiaciuto di andare in pensione?
Sinceramente stando a quello che si sente in questi giorni, credo di aver preso la decisione giusta qualche mese fa a chiedere di andare in pensione, altrimenti avrei rischiato di rimanere ancora a lavoro per parecchi anni.
Quando ha iniziato a lavorare?
A 13 anni come apprendista carrozziere in via Teulada a Roma, dove ho lavorato per una decina di anni. Ero appassionato di macchine, anche se non ho mai preso la patente.
Come è arrivato al Comune?
In quel periodo venivano assunti con contratto trimestrale i figli delle vedove. Assessore era Peppino D’Alessandro. Siccome mia zia aveva perso il marito in un incidente stradale, ma aveva due figli troppo piccoli, mi ha “girato” questo diritto. Così ho iniziato a lavorare come bidello, ma in realtà mi avevano inserito nella scuola di Mentana. Solo che io abitavo a Tor Lupara e c’era un altro bidello, Enrico Riganelli, che era di Mentana ed era stato inserito a Tor Lupara. Così il sindaco Demetrio Pasqui, quando lo ha saputo ha detto “Ma che siamo matti”? Ci ha cambiato di posto e mi ha telefonato a casa per avvertirmi. Da allora ho preso servizio alla scuola elementare di Tor Lupara che stava da Tedeschini. Mi hanno rinnovato il contratto di volta in volta, anche d’estate che le scuole erano chiuse, mi chiamavano per fare le pulizie del comune di Mentana il pomeriggio. Poi sono passato effettivo.
Quando è diventato usciere?
Quando c’è stato bisogno a Mentana a Palazzo Borghese, poi l’ho fatto in via Goldoni a Tor Lupara dove c’era la circoscrizione con i vigili e l’anagrafe, infine in quest’ultimo periodo a via Machiavelli e adesso in via Ariosto.
Qual è stato il sindaco più bravo che ha visto passare in tutti questi anni?
Luigi Cignoni, perché era una persona onesta e trattava con molto rispetto noi dipendenti.
Il peggiore?
Non lo dico, non mi va di litigare con nessuno.
Il collega più simpatico?
Il rapporto più sincero è stato quello con Livio Lelli che è andato in pensione l’anno scorso. Abbiamo lavorato fianco a fianco per tanti anni senza mai discutere. Mi ha insegnato un po’ del suo mestiere di messo notificatore ed è l’unico che considero un vero amico. Ci divideva solo una cosa.
Quale?
La passione per il calcio. Lui è tifosissimo dell’Inter e io della Roma. Ho l’abbonamento a Sky e guardo tutte le partite. Gli ultimi anni gli ha detto bene, ma quest’anno soffre anche lui.
Giocatore preferito?
Totti.
Torniamo al Comune. Com’è stata la nascita di Fonte Nuova?
Io ero contrario. Consideri che le firme per il referendum le raccoglievano proprio in via Goldoni, dove prestavo servizio. Ugo Di Rienzo del comitato ci provava tutti i giorni a farmi firmare, ma io non volevo. Credevo che fosse un errore dividersi, perché avremmo avuto meno soldi e meno considerazione essendo più piccoli. Purtroppo i fatti hanno dato ragione a chi la pensava come me.
Comunque dopo la divisione ha scelto di lavorare per il comune di Fonte Nuova.
Certo, ma io come sede già lavoravo qui. D’altronde è più vicino a casa e non ho nemmeno la patente. Comunque avevamo tante aspettative dalla nascita del nuovo comune e invece…
Invece?
E invece è stata una delusione, ci aspettavamo molto di più.
Se avesse la bacchetta magica cosa farebbe per prima cosa?
Farei diventare Fonte Nuova più pulita e completerei i marciapiedi. Io sono un gran camminatore e sono le cose che guardo di più.
La sua famiglia è conosciuta come famiglia comunista. Lo è anche lei?
Certo. Io sono sempre stato operaio e ho sempre votato per chi difendeva gli operai. Al Comune ho sempre fatto sciopero quando c’era da protestare, anche rinunciando a parte dello stipendio.
Chi erano i suoi punti di riferimento?
Togliatti e Berlinguer. Io non ho mai cambiato opinione. Per tornare alle camminate, le più belle erano quelle con mio zio Dante Rossi che invece è passato da comunista a socialista e alla fine berlusconiano. Allora scherzavamo e io lo prendevo in giro.
Adesso che andrà in pensione cosa farà?
Passeggerò ancora di più. Continuerò a coltivare sul mio terreno le olive e mi farò un orticello per la casa.
Chi farà il suo lavoro al Comune?
Non lo so. Mi dicono che in futuro si farà tutto con la posta elettronica, ma da noi lavedo ancora dura.

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