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Mariangela Furone, la prof dalla parte degli alunni svantaggiati

Per seguire i bambini e l’insegnamento aveva rinunciato a una sicura carriera universitaria. mariangela furoneSi è spenta mercoledì scorso a 56 anni Mariangela Furone, la maestra dell’istituto comprensivo Luigi Pirandello di Santa Lucia, da sempre impegnata nel sociale.
Lascia il marito Roberto Ciancamerla, i figli Giulio e Claudia. Ma anche centinaia di alunni che con lei sono cresciuti e che hanno voluto far sentire la loro vicinanza alla famiglia giovedì 28 marzo quando si è tenuto il funerale presso la parrocchia “Gesù Maestro” a Tor Lupara.
Nata a Sorianello in provincia di Vibo Valentia, è arrivata a Roma insieme alla famiglia. I genitori analfabeti, decisero di sacrificare tutto per dare un futuro ai loro figli e farli studiare. E lei ripagò gli sforzi prendendo due lauree in Pedagogia  presa nel 1979 e in Psicologia nel 1992. Un percorso di studi brillante, con diversi professori che le proposero la carriera accademica, ma lei preferiva il lavoro sul campo: l’insegnamento.
Aveva iniziato a San Basilio, dove viveva. Poi si era trasferita con la famiglia a Tor Lupara e aveva iniziato a insegnare alla Pirandello di Santa Lucia. Soprattutto scienze e matematica alla scuola elementare, ma era anche delegata a seguire i bambini con maggiori problematiche. Applicava gli studi fatti, anche se in realtà la sua era una figura non riconosciuta ufficialmente dal mondo della scuola, sia a livello economico che di qualifica. Entrava nelle classi, parlava con questi alunni, ci giocava, si confrontava e poi relazionava la Asl. Negli anni era sempre rimasta aggiornata sui metodi più all’avanguardia della pedagogia.
Dopo tanti anni non le serviva nemmeno più di ascoltare quei bambini e i genitori. Le bastava guardarli negli occhi.
La realtà di Santa Lucia le andava a genio. Veniva da San Basilio dove c’erano sì tanti problemi, ma anche tanta vivacità, mentre alla Pirandello aveva trovato un mondo tutto da costruire e tanta buona volontà.
E’ andata a scuola fino a quando la malattia glielo ha permesso e pure oltre.
Partendo dalla scuola, la maestra Mariangela era riuscita a costruire una pagina importante dell’associazionismo di Fonte Nuova. Insieme ad alcune colleghe aveva fondato l’associazione “Ioda” di cui era segretaria e tesoriere. Lo scopo iniziale era quello di organizzare al meglio alcune attività come il doposcuola, ma non solo, a integrazione delle normali attività didattiche. Piano Piano, però, il gruppo e l’interesse è cresciuto e così è nata l’idea di promuovere delle attività culturali. D’altronde in casa di Mariangela Furone si respira cultura. Il marito Roberto suona e noleggia i service per concerti ed eventi vari. Il figlio Giulio è un videomaker e ha un sacco di amici che suonano. Ecco allora che nel 2002 nasce l’idea di un festival musicale. Sono don Paolo Gilardi e il presidente della pro loco Mario Toscano a ospitare il primo evento durante la festa del Sacro Cuore. Quindici gruppi dall’età media di 20 anni a musicista, suonano per tre giorni. Mariangela cerca di dare la sua impronta a quella che non vuole sia solo una festa, ma anche un momento di riflessione sulle tematiche dello sviluppo dei bambini.
L’evento cresce e nel 2004 diventa “Culturestate” e si svolge al campo sportivo di via Gioberti, grazie all’interessamento del presidente della polisportiva Romolo Narcisi. Si alternano saggi di danza e sport, rappresentazioni teatrali, presentazioni di libri, dibattiti con gli psicologi del territorio e concerti.
Dall’anno seguente l’ennesimo salto di qualità con l’arrivo a Madonna delle Rose, l’ex clinica di proprietà de La Sapienza, abbandonata da anni dopo le occupazioni degli anni Ottanta.
L’associazione riesce ad avere gli spazi per il periodo estivo, semplicemente scrivendo all’Università con due righe di presentazione e grazie al sostegno del custode Armando Giacomozzi, oggi leader della compagnia teatrale “I Mattattori”. Sempre più giorni e sempre più eventi. L’associazione Ioda fornisce uno spazio a tutte le associazioni del territorio, senza discriminazioni e senza chiedere un euro. Ottiene un piccolo contributo dall’Amministrazione, ma si regge soprattutto con le sponsorizzazioni private.
Oltre agli spazi alle case editrici, uno dei punti di forza del festival sono i cortometraggi, di cui Giulio Ciancamerla piano piano è diventato un esperto. Si lavora nelle scuole. Gli alunni prima guardano i lavori degli altri, poi in dei laboratori creati ad hoc diventano registi e realizzano due lavori che poi faranno il giro dei festival del settore, uno degli studenti del Minniti e uno da parte di quello delle medie di Santa Lucia.
Il direttore artistico, per quel che riguarda la parte cinematografica è il famoso regista Giancarlo Zagni, anche lui recentemente scomparso. Un amico di famiglia e un grande professionista che con le sue idee fa fare l’ennesimo salto di qualità all’evento che viene ripetuto nel 2005, 2006 e nel 2008. L’ultima edizione è la più grande e la più faticosa. Viene noleggiato un teatro tenda. C’è l’appoggio dell’ex assessore mentanese Sergio Barbadoro e di Roberto Ciofani, poi ci sono dodici ragazzi di appena 18 anni a seguire ognuno un aspetto. Nasce un’organizzazione di volontariato dal nome “Ricreazione” che si sostituisce nell’organizzazione alla Ioda.
La festa non ha colori politici. Suonano e intervengono ragazzi di destra e di sinistra, ma intanto le invidie – come purtroppo succede spesso – crescono. All’associazione spesso vengono negati gli spazi per le iniziative nelle scuole e tra gli organizzatori si disamorano e così quella del 2008 resterà l’ultima edizione della festa. Ma dei tanti ragazzi che hanno suonato o sono cresciuti in quell’ambiente, in molti oggi sono i presidenti di altre associazioni che cercano di fare qualcosa per il territorio.
«Eravamo un’armata Brancaleone, ma lei ci diceva sempre “qui si può fare” e dava la forza a tutti – spiega la famiglia – Era innamorata dei suoi alunni. Diceva che questo territorio aveva un’enorme potenzialità e insieme agli altri cercava di superare gli steccati che a volte impediscono di fare cose positive».

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